
L'ideologia imperiale e i grandi imperi del Vicino Oriente
Alcune città sumere furono conquistate dagli Accadi, che fondarono il primo impero della storia, per poi cederlo ai Gutei.
Le città sumere si scontrarono tra loro per molti secoli, fino a che si indebolirono e finirono per favorire gli Accadi, una popolazione che prende il nome dalla loro città più importante: Akkad. Gli archeologi pensano che Akkad sorgesse sul medio corso dell'Eufrate, ma le rovine non sono ancora state trovate.
Di certo, data la lunga vicinanza con i Sumeri, gli Accadi finirono per assorbire la cultura dei fondatori della civiltà mesopotamica. Imponendosi sui popoli vicini, nel 2300 a.C. circa gli Accadi fondarono il primo impero della storia, intendendo con questo termine il dominio di un popolo su un territorio più grande rispetto alla propria area di provenienza.
Il leggendario fondatore di questo vastissimo impero, che riuniva tutte le città e le popolazioni della Mesopotamia e arrivava fino al "Mare superiore" (il Mediterraneo), fu Sargon, il cui nome significa "re legittimo". Era re legittimo perché era stato scelto dagli dèi: come i Sumeri, gli Accadi ritenevano che il potere del re derivasse direttamente dagli dèi.
Quest'idea, però, ora fondava una vera e propria ideologia imperiale: ne derivava la convinzione che gli dèi avessero affidato al re di un popolo il "diritto" di dominare su tutti gli altri. L'impero accadico durò per circa due secoli, fino a quando, verso il 2150 a.C., gli Accadi furono sconfitti dai Gutei, che si stabilirono nel nord. Nel sud, le città sumere riconquistarono la libertà e conobbero fino al 2000 a.C. un periodo di grande splendore.

Gli Amorrei si insediarono nel territorio mesopotamico dal 2000 a.C.; il centro più importante era Babilonia dove regnava il grande sovrano Hammurabi.
Verso il 2000 a.C., la Mesopotamia fu invasa dagli Amorrei (o Amurru), un popolo guerriero che riuscì a sottomettere i Sumeri. Ma, come era già accaduto, anche gli Amorrei assorbirono la civiltà dei popoli conquistati, garantendo così all'area mesopotamica altri secoli di continuità culturale.
Il centro del nuovo impero è Babilonia, una splendida città sulle rive dell'Eufrate, protetta da lunghe mura e dotata di meravigliosi giardini e monumenti, di cui il più famoso era il tempio dedicato al dio Marduk, che la Bibbia ricorda come la Torre di Babele.
Il primo grande sovrano babilonese fu Hammurabi (1792–1750 a.C.), un re che secondo la leggenda era di umile origine. Quando salì al trono, Babilonia dominava un piccolo territorio; in breve tempo rivelò straordinarie doti e fece della sua città il centro di un impero che arrivava fino alla Siria. Si assicurò il rifornimento di materie prime di cui la Mesopotamia era povera: pietre, legname, metalli.
Il regno di Hammurabi è celebre soprattutto per un codice di leggi — il Codice di Hammurabi. Si tratta di una lista legislativa, cioè di un elenco di leggi che vanno rispettate in tutto l'impero. Le leggi vengono presentate come ispirate dal dio Marduk: anche Hammurabi è dunque considerato come interprete della volontà divina. Alla base vi è la cosiddetta "legge del taglione", che prevede pene immediate e proporzionali rispetto al delitto.
Il principio "un solo impero, una sola legge" è un'altra espressione dell'ideologia imperiale: con il codice di Hammurabi, inizia a delinearsi il progetto di uno Stato unito non solo dalla forza, ma anche da un'unica legge.


Se qualcuno ha cavato l'occhio di un uomo libero, gli si caverà l'occhio.
Se ha rotto l'osso di un uomo libero, gli si romperà l'osso.
Se cava un occhio di un "uomo inferiore" o rompe un osso di un "uomo inferiore", dovrà pagare una multa.
Se gli cava l'occhio di uno schiavo altrui o rompe l'osso di uno schiavo altrui, dovrà pagare al padrone la metà del prezzo dello schiavo.
Se un muratore ha costruito una casa per qualcuno ma non ha fatto la sua opera solida, la casa che ha costruito è crollata e ha fatto morire il proprietario della casa, questo muratore sarà ucciso.
Se ci sono dei beni di cui egli ha provocato la perdita, egli compenserà ogni cosa che ha fatto perdere. Inoltre, poiché egli non ha rinforzato la casa che ha costruito ed essa è crollata, egli ricostruirà la casa crollata a proprie spese.
I centri urbani in Medio Oriente conobbero un grande sviluppo economico, soprattutto la Mesopotamia che si trovava al centro di una fitta rete commerciale.
Alla fine del IV millennio la civiltà urbana non era diffusa solo in Mesopotamia. Molte recenti scoperte archeologiche hanno dimostrato che altre zone del Medio Oriente conobbero già in epoca molto antica un grande sviluppo civile. Ciò fu favorito dal fatto che la ricerca di materie prime spingeva i mercanti mesopotamici a varcare i confini della loro regione, a nord verso il Mediterraneo, in direzione della Siria e dell'Anatolia, e a est verso la regione indiana e l'Afghanistan.
La Mesopotamia divenne così il centro di una fitta rete di rotte commerciali, lungo le quali si sviluppò una prospera economia. Non a caso città come Mari (sull'Eufrate) o Assur (sull'alto corso del Tigri) sorsero lungo vie carovaniere dirette verso la costa mediterranea.
Il caso di Ebla dimostra la vitalità economica dell'area mediorientale, sul piano commerciale e anche politico.
La città che seppe sfruttare meglio la sua posizione, all'incrocio tra le grandi vie commerciali che univano la Mesopotamia, la Palestina e l'Anatolia, fu senza dubbio Ebla. Sorta attorno alla prima metà del IV millennio a.C. come villaggio agricolo, nel corso del millennio successivo divenne un'importante città.
Solo nel 1964 alcuni archeologi italiani iniziarono gli scavi a Tell Mardikh, dove nel 1968 affiorò una statua con un'iscrizione cuneiforme quasi integra. Nel 1975, si verificò un ritrovamento sensazionale: oltre 17.000 tavolette in quella che doveva essere il Palazzo Reale di Ebla costruito nel 2300 a.C. Tra i diversi argomenti trattati dalle tavolette, di straordinaria importanza è il trattato tra Ebla e la città di Abarsal che sorgeva sull'Eufrate. È il più antico trattato internazionale che ci sia pervenuto.
Popoli di lingua indoeuropea occuparono un'area tra l'India e l'Atlantico e lasciarono la loro traccia in diverse lingue, definite di "famiglia indoeuropea".
Fin dal XVI secolo i mercanti europei e i missionari cattolici che si recavano in India avevano fatto una scoperta stupefacente: il sanscrito, la più antica lingua indiana conosciuta, presentava nella grammatica e nel lessico svariate somiglianze con il greco e il latino. Ad esempio, "padre" in sanscrito si diceva pitar, "madre" matar, e "fratello" bhratar.
L'ipotesi è che alla fine del Neolitico esistesse una lingua da cui derivarono tanto il sanscrito, quanto il greco e il latino. Tra il III e il II millennio a.C. popoli che parlavano questa lingua si mossero dalle steppe asiatiche e dalla zona del Mar Nero e occuparono, a ondate successive, un'immensa area del continente eurasiatico, tra l'India e l'Atlantico. Per questo motivo hanno chiamato quell'ipotetica lingua delle origini "indoeuropeo". Il termine indica una famiglia linguistica, cioè un insieme di lingue che hanno un'origine comune.
I popoli mesopotamici sinora considerati non parlavano lingue indoeuropee. Gli Accadi, i Gutei e gli Amorrei utilizzavano lingue appartenenti a un'altra importante famiglia linguistica: quella semitica. L'indoeuropeo giunge in Mesopotamia con gli Ittiti, un popolo citato nella Bibbia con il nome di "Etei" o "figli di Heth", ma di cui era scomparso per millenni il ricordo.

Il popolo ittita conquistò l'area mesopotamica grazie alla sua potenza militare dovuta all'uso del cavallo e delle armi in ferro.
Solo la scoperta delle rovine dell'antica Hattusa, con il suo vasto archivio reale di tavolette d'argilla (riportate alla luce con scavi iniziati nel 1906), consentirà di ricostruire le vicende di questo popolo. La storia degli Ittiti è connessa a quella della Mesopotamia perché invasero e conquistarono una parte di questa regione, tuttavia il centro del loro impero fu l'Anatolia, dove si insediarono attorno al 1900 a.C.
La potenza militare degli Ittiti va collegata a due grandi innovazioni: l'addomesticamento del cavallo, che veniva usato per trainare il carro da guerra, e la lavorazione del ferro. Verso la metà del XVII secolo a.C. il sovrano Hattusili I (1650–1620) riuscì a sottomettere i piccoli regni dell'Anatolia, creando l'impero ittita con capitale Hattusa.
Nel 1595 a.C. gli Ittiti arrivarono a devastare Babilonia e a scontrarsi con gli Egizi. Il conflitto fu molto duro e si concluse con la battaglia di Qadesh (1285 a.C.): lo scontro non vide né vincitori né vinti, e diede l'avvio a trattative che si conclusero con la stipula di un'alleanza — il primo trattato di pace della storia. I due popoli sancirono un'alleanza che lasciava agli Ittiti la Siria e agli Egizi il controllo della Palestina.
Non si conoscono le cause della scomparsa degli Ittiti: è però certo che intorno al 1200 nell'area mediorientale ci fu l'invasione dei popoli del mare.
Nel 1210 a.C. salì al trono Suppiluliuma II, l'ultimo sovrano ittita. Attorno al 1200 a.C. la capitale Hattusa fu saccheggiata e distrutta e l'impero ittita scompare improvvisamente. Documenti egizi dell'epoca parlano di un'invasione di popoli del mare, i quali tentarono di invadere l'Egitto arrivando per terra e per mare. Uno di questi popoli invasori, i Filistei, si stabilì sulle coste del Mediterraneo a poca distanza dalla frontiera egizia e diede a quella terra il nome di Palestina.
Forti di grandi capacità militari, gli Assiri si affermarono nella regione mesopotamica e proseguirono la loro espansione.
A trarre vantaggio dall'irruzione dei popoli del mare furono soprattutto gli Assiri, un popolo rimasto fino ad allora ai margini della regione mesopotamica. Gli Assiri provenivano da una zona montuosa e poco fertile dell'alta Mesopotamia: circondati da nemici ostili, fin dalle loro origini dovettero sviluppare notevoli capacità militari.
Dopo essere stati a lungo sottomessi dai Babilonesi e dagli Ittiti, verso il 1300 a.C. si ribellarono e iniziarono ad affermarsi nella regione. La città di Assur (nome del dio nazionale degli Assiri), situata lungo il corso del Tigri, divenne la capitale di un regno in continua espansione.
L'espansione assira culminò tra l'800 e il 650 a.C. con la conquista del Vicino Oriente: il re Sargon II sottomise Israele e Sennacherib distrusse Babilonia, città che una volta ricostruita divenne poi una provincia dell'impero assiro. Sennacherib trasportò la capitale da Assur a Ninive, dove fece costruire un palazzo straordinario chiamato "palazzo inimitabile".
“Ho riempito le valli di sangue, ho ricoperto di sangue i monti, ho mozzato teste mietendole come grano e ammucchiandole fuori della città; ho predato le ricchezze in quantità immensa.
”
Ma la più grande impresa venne compiuta dal re Assurbanipal, che attorno alla metà del VII secolo a.C. conquistò l'Egitto. Celebre per la sua dissolutezza, Assurbanipal regnò per quasi mezzo secolo (668–626 a.C.). Arricchì Ninive di una grande biblioteca e raggiunse il culmine del suo splendore.
Il regno assiro occupò Israele e l'Egitto, trattando le popolazioni sottomesse con estrema violenza, ma i Medi rovesciarono il regno nel 612 a.C.
Dopo Assurbanipal l'impero assiro entrò in crisi e fu aggredito dagli stessi popoli che aveva dominato con tanta brutalità: prima si ribellarono i Babilonesi; poi fu la volta dei Medi, che giunsero a portare l'attacco al cuore stesso dell'impero, Ninive. La magnifica capitale assira venne rasa al suolo nel 612 a.C. e gli Assiri vennero non solo dispersi, ma costretti a subire le stesse brutalità che a lungo avevano inflitto ai popoli dominati.


Babilonia cadde sotto diversi domini: prima i Caldei di Nabucodonosor II e infine i Persiani di Ciro.
Liberata dall'oppressione, Babilonia visse una nuova stagione di splendore sotto una dinastia straniera. Fu il popolo dei Caldei, infatti, a creare un nuovo impero: enorme, ma di breve durata. Il più importante sovrano del nuovo regno babilonese fu Nabucodonosor II (605–562 a.C.), che nel 587 a.C. si spinse fino al Mediterraneo, conquistò la Siria, le città costiere della Fenicia e la Palestina, che occupò e distrusse Gerusalemme.
Con il bottino delle conquiste Nabucodonosor abbellì la città di Babilonia: fece innalzare un nuovo palazzo reale e ampliare la grande via processionale che, attraverso l'imponente porta di Ishtar, conduceva al tempio del dio Marduk.
Morto Nabucodonosor II, i sacerdoti babilonesi vollero come re Nabonedo, figlio di un ricco commerciante, un uomo di grande cultura, ma poco adatto a compiti di governo. Le contese per la successione indebolirono il nuovo regno babilonese fino a portarlo alla dissoluzione.
Nel 539 a.C. la Mesopotamia venne invasa da un nuovo popolo, i Persiani. Guidati dal loro re, Ciro, i Persiani conquistarono Babilonia, che divenne una provincia del nuovo impero. Ma a differenza di tutte le precedenti invasioni, da questo momento la Mesopotamia non fu mai più il centro del mondo ed entrò in una storia diversa.


Dalla fondazione dell'impero accadico alla conquista persiana: circa duemila anni di imperi, conquiste e distruzioni nella terra tra i due fiumi.